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Inserito da Carmen il 27/01/2004 alle ore 22:24:41 - sez. Storia - visite: 12099 

Campo per ebrei a Casoli
Attivato il 14 Giugno del 1940 e composto da due edifici, il campo di Casoli era occupato da circa 80 internati. Il campo cessò di funzionare appena dopo l'8 Settembre del 1943
Shoah

di Maria C. Ricci

Palazzo Tilli visto dalla copertura del fabbricato adiacente che ospitava il vecchio Cinema

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Nel 1940, vengono impiantati i primi 43 campi per ebrei in Italia, tra gli internati vi erano anche zingari e antifascisti. Ma quanti furono in totale i campi di deportazione in Italia ?
Renzo De Felice nel suo libro "Storia degli ebrei sotto il fascismo", parla di circa 400 tra luoghi di confino e campi di internamento; Fabio Galluccio, nel suo saggio del 2002 "I lager in Italia" (Non Luoghi Editore), parla di duecento luoghi di deportazione fascisti, lager in cui erano rinchiusi ebrei, dissidenti politici, stranieri, zingari e omosessuali, senza contare i luoghi di "semplice" confino. Rimane comunque, ancora oggi, difficile stabilire con precisione il numero dei campi di concentramento istituiti in Italia.
     Nei campi era previsto l’internamento di coloro che erano ritenuti pericolosi, nei comuni gli elementi meno pericolosi, mentre per i sospetti di spionaggio era previsto il confino in località insulare. In ogni regione vi era almeno un campo situato in posti isolati e poco salubri, oppure dove l’inverno era rigido come in montagna e gli edifici erano fattorie, vecchie fabbriche, ville requisite, altri locali pubblici o di interesse pubblico dismessi, vecchie scuole o cinema). I campi potevano essere gestiti da civili o militari o potevano essere misti o solo femminili come quello di Lanciano (Ch). Le condizioni igieniche erano degradanti: mancanza di isolamento termico, forte umidità, infissi difettosi, strutture pericolanti, poca luce ed aria, sovraffollamento e presenza di ratti, insetti, cimici e pidocchi. Anche l’assistenza sanitaria era spesso carente, in quanto poteva essere respinta o accettata illegittimamente. A tutto questo, si aggiungeva la malnutrizione che andava ad aumentare la lista delle malattie causate anche dalle scarse condizioni igieniche e dalla carenza di assistenza.
    Carlo Spartaco Capogreco, in "I Campi di internamento fascisti per gli ebrei (1940-1943)" scrive : «Ancora un ebreo tedesco, internato a Casoli, così si esprimeva nel 1940, scrivendo al fratello in Sud America: "Viviamo ora in un periodo critico, e non si può sapere se ne uscirò vivo... Io sono in buona salute e non posso lamentarmi. Se si potesse attendere qui la fine della guerra, sarebbe già una buona cosa, ma non si sa cosa possa ancora succedere. . . " » . Nel 1943 molti internati, soprattutto ebrei stranieri, sloveni e croati si trovavano ancora rinchiusi nei campi d’internamento, finendo così nelle mani dei nazisti che li deportarono in Germania o nei campi di sterminio in Polonia.
     L’Abruzzo, per la scarsità delle vie di comunicazione, per  la scarsa concentrazione abitativa, per i luoghi impervi, per la minore politicizzazione degli abitanti e per l’assenza di zone militarmente importanti, rappresentava una delle regioni, che, più delle altre, aveva tutti i requisiti richiesti dal Ministero dell’Interno per poter istituire campi di concentramento e località d’internamento. Il 6 giugno 1940, la Prefettura dell’Aquila inviò un elenco dei comuni dove poter assegnare i destinati all’internamento "libero"; essi erano: Alfedena, Ateleta, Campo di Giove, Cappadocia, Castel di Sangro, Ortona dei Marsi, Pereto, Pescasseroli, Pescocostanzo, Pizzoli, Rocca di Mezzo, Villetta Barrea. In queste località vennero internati, per la maggior parte, ebrei italiani, le cui condizioni variarono a seconda del luogo d’internamento. Quella dell’Aquila sarà la sola provincia abruzzese dove non verranno istituiti campi di concentramento.
      «L’Ispettore Generale di P.S., Roberto Falcone, - scrive Costantino Di Sante in "I campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944)" - trasmise, il 27 aprile 1940, al Ministero dell’Interno, l’elenco dei fabbricati della provincia di Chieti dove potevano essere inviati gli internati:

01 edificio dell’asilo infantile Principessa di Piemonte, di Chieti, di proprietà del comune, con 350 posti;
02 ex scuola nel comune di Casoli con 30 posti, e locali di proprietà dell’Avv. Vincenzo Tilli, con 100 posti;
03  palazzina nel comune di Lanciano , in contrada Cappuccini, di proprietà dell’Avv. Filippo Sorge, con 100 posti;
04 fabbricato nel comune di Fossacesia, di proprietà dei coniugi Majer e Gilda Lotti, con 100 posti;
05  palazzina nel comune di Francavilla al Mare, di proprietà del Cav. Giuseppe Gallo, con 100 posti;
06 fabbricato del comune di Miglianico, di proprietà dei fratelli Tomei, con 120 posti;
07 fabbricato del comune di Tollo, di proprietà del Cav. Giuseppe Foppa Pedretti, con 250 posti;
08 fabbricato nel comune di Lama dei Peligni, di proprietà del Banco di Napoli, con 100 posti;
09 fabbricato nel comune di Lama dei Peligni, di Proprietà della vedova Camilla Borrelli, con 150 posti;
10 fabbricato del comune di Istonio, di proprietà dell’Avv. Oreste Ricci, con 300 posti;
11  fabbricato del comune di Istonio, di proprietà degli eredi Marchesani, con 180 posti;
12 fabbricato nel comune di Casalbordino, di proprietà del sig. Germano Sanese, con 350 posti.

Per quanto riguarda le località d’internamento, nella provincia di Chieti vennero interessati i comuni e le località di Archi, Atessa, Bomba, Bucchianico, Carunchio, Casalbordino, Castel Frentano, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Cupello, Fara Filiorum Petri, Fresagrandinaria, Gissi, Guardiagrele, Lanciano, Montazzoli, Orsogna, Palena, Paglieta, Quadri, Rapino, Ripa Teatina, Roccaspinalventi, San Buono, Scerni, Toricella Peligna, Villamagna e Villa S. Maria.»
   
Dopo aver individuato le località e gli edifici adatti per l’internamento, compito delle Prefetture era quello di acquisire lo stabile. Se era di proprietà privata si doveva stipulare un contratto di locazione con i proprietari. Una volta acquisito l’edificio, si sarebbe dovuto procedere all’occupazione "mezzo arma" dei fabbricati. Questa consisteva, nella creazione di un posto fisso di RR.CC. all’interno del campo oppure, se ciò non era possibile, in un edificio vicino.


"I cinque anni rubati"

Wilhelm Baehr , un ebreo internato a Campagna, racconta anche l’esperienza vissuta a Casoli

Il racconto è contenuto nel libro "Gli ebrei a Campagna durante il Secondo Conflitto Mondiale" di Gianluca Petroni

Ne parla Gianluca Petroni nel suo libro "Gli ebrei a Campagna durante il secondo conflitto mondiale" : «Nel settembre del 1941, insieme con 50-60 internati, Baehr fu trasferito a Casoli, vicino Pescara, dove, a differenza di Ferramonti, regnava un’atmosfera decisamente diversa. C’erano due campi di concentramento, uno situato in una ex scuola e l’altro in una ex sala cinematografica dove fu appunto destinato Baehr. Egli ricorda in particolar modo il bellissimo panorama offerto dal punto in cui era ubicato il campo e anche che, nelle montagne circostanti, c’erano numerosi e piccoli centri abitati nei quali vivevano intere famiglie ebree in internamento libero, a cui egli, così come gli altri internati, erano soliti fare regolare e gradita visita.
L’appello giornaliero, ricorda Baehr, fu ben presto eliminato perché le guardie avevano ormai capito la serietà e la bontà delle persone con cui avevano a che fare. Nell’ex cinema gli internati avevano anche una grossa "sala Giorno", così chiamata da Wilhelm Baehr, dove abitualmente si leggeva e giocava, anche in compagnia degli altri internati provenienti dall’ex scuola, l’altro campo di concentramento; generalmente si giocava a carte o a scacchi fino a notte inoltrata; il cibo veniva preparato dagli stessi internati ma c’era anche la possibilità di andare a mangiare in trattoria per pochi soldi
A questo riguardo Baehr ricorda che, paradossalmente, erano proprio gli internati a popolare i più grandi caffè del posto; anche la religione poteva essere praticata senza nessun problema, così come la possibilità di inviare e ricevere posta, ovviamente sottoposta a censura dalle autorità competenti.
Tutto questo ha contribuito indubbiamente a far sì che Wilhelm Baehr conservasse un ottimo ricordo dell’esperienza vissuta a Casoli.
Nel maggio 1942 però, il campo di concentramento di Casoli fu chiuso
e tutti gli internati furono trasferiti al campo di concentramento di Campagna.
Relativamente al periodo trascorso al campo di S. Bartolomeo e a quello successivo, si è ritenuto opportuno riportare integralmente quanto scritto in proposito da Wilhelm Baehr:
"Purtroppo però, questo lager fu chiuso e tutti gli internati furono trasferiti, nel maggio 1942, a Campagna (prov. di Salerno), dove trovammo già 130 compagni. Il nostro campo di concentramento era un vecchio chiostro, situato nel punto più alto del luogo, al quale si accedeva attraverso una scala di circa 3-400 gradini da Campagna. Anche questo posto è situato in una posizione molto bella, circondato da alte montagne in un contorno molto romantico. La popolazione, costituita da circa 200 anime, è povera e le abitazioni sono molto sporche. Spesso abitano insieme animali e uomini in un unica stanza, come ha descritto Carlo Levi nel suo famoso romanzo 'Cristo si è fermato a Eboli'. Inoltre gli abitanti sono ad un livello culturale molto basso, quasi nessuno sa leggere e scrivere, per cui non abbiamo potuto stabilire alcun contatto con loro. D’altra parte da noi, grazie alle più grandi maestranze tra circa 200 persone, si sviluppò la vita sociale molto più che a Casoli."»


Casoli, il campo per gli ebrei

Tratto da : "I campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944)" cap. 2.3

di Costantino Di Sante

«Il campo di concentramento di Casoli venne attivato il 14 giugno 1940 ed era composto da due edifici: uno di proprietà dell’avv. Vincenzo Tilli con la capienza di 50 posti (vecchio cinema) e l’altro era una ex scuola comunale con 30 posti .
Nella relazione dell’Ispettore Falcone sui "possibili campi" in provincia di Chieti, come già accennato nel paragrafo precedente, il campo di Casoli, era indicato come sede idonea per l’invio degli internati più pericolosi. Il Ministero dell’Interno, invece, vi internò principalmente ebrei di nazionalità tedesca e austriaca. Dalla stessa relazione erano stati preventivati 80 posti per l’edificio dell’avv. Tilli, ma dopo un sopralluogo del Genio Civile, che escluse il seminterrato perché umido e non idoneo, tali posti vennero ridotti a 50.
La direzione del campo era affidata al Podestà del paese Mosé Ricci; il compito della sorveglianza ricadeva su un sottufficiale e sei carabinieri, assegnati a questo scopo dalla locale stazione, l’assistenza sanitaria era assicurata dal Dr. Nicola Ramondo.
Le condizioni degli internati di Casoli, se raffrontata a quella di altri campi, all’inizio non furono particolarmente dure. Questo grazie alla conduzione del Podestà, che, come accadde in altre località, applicò in modo blando le disposizioni previste per l’internamento, e grazie anche all’atteggiamento comprensivo della popolazione locale.
Questa mite direzione da parte del Podestà provocò la reazione dei fascisti del luogo, i quali, il 16 ottobre 1940, fecero pervenire una lettera al Capo della Polizia della Questura di Chieti. Nella lettera si denunciava l’internato polacco Hermann Datyner, perchè esercitava la professione di medico nel paese, e il Podestà perché ne elogiava le capacità professionali. Dopo gli accertamenti da parte della polizia, Hermann Datyner venne trasferito al campo di Istonio, mentre per il Podestà non ci furono conseguenze.
Al di là di questo episodio, la condizione degli internati divenne comunque più difficile nei mesi successivi a causa del sovraffollamento e della carenza di vitto denunciata dagli stessi internati medesimi nel mese di agosto 1942 durante l’ispezione dei rappresentanti della Croce Rossa Italiana e di quella Internazionale.
I primi internati giunsero a Casoli verso la metà di luglio 1940 e il 14 dello stesso mese si contavano già cinquanta internati in maggioranza tedeschi di religione ebraica.
Nell’agosto 1941, a causa dei numerosi trasferimenti, il numero degli internati si ridusse fino a trenta presenze. Anche se nel mese successivo arrivarono, provenienti dal campo di Ferramonti di Tarsia, altri 27 internati, il campo di Casoli per tutto il 1941, e nei primi mesi del 1942, non arrivò mai alla piena capienza pur se, per problemi di spazio, la capacità recettiva era stata portata a 70 posti. . Questa venne raggiunta nel maggio del 1942, dopo che, i 50 internati presenti, vennero trasferiti nel campo di Campagna (Salerno), e, dal campo di Corropoli, arrivarono 74 internati. Prima dell’arrivo degli internati di Corropoli, il Ministero trasferì, il 7 maggio 1942, quelli di Casoli, in tutto 50 internati, nel campo di Campagna .
Nell’agosto del 1942 si raggiunsero le 87 presenze, e, in una relazione dell’Ispettore Generale Rosati, si denunciava che a Casoli i "locali sono occupati forse anche oltre una adeguata misura e per tanto non solo non vi si potrebbe inviare altri elementi, ma anzi, se e quando possibile, sarebbe consigliabile uno sfollamento".
Il numero delle presenze nel campo rimase, fino alla chiusura, sempre elevato e il 6 novembre del 1942 la Croce Rossa Internazionale, oltre al sovraffollamento, faceva presente al Ministero dell’Interno che oltre il sovraffollamento, "gli internati si lamentano per la scarsità e la mancanza di varietà del cibo, il vestiario insufficiente e lo spazio a disposizione troppo ristretto per la passeggiata", e, alla fine della relazione, sollecitava il Ministero a prendere provvedimenti.
Il Ministero, invece, vi continuò ad inviare internati, quasi sempre ebrei, fino a quando il campo cessò di funzionare subito dopo l’8 settembre 1943.
»

 Elenco di 50 internati assegnati al campo di Casoli

  1) Arensberg Willi di Hermann - ebreo tedesco
  2) Beran Bruno di Sigismondo - ebreo tedesco
  3) Berolz Heimer Kaus Alberto fu Martino - ebreo tedesco
  4) Brasch Kaus di Saly - ebreo tedesco
  5) Cohn Rodolfo di Sigismondo - ebreo tedesco
  6) Eckstein Oskar Israel di Ugo - ebreo tedesco
  7) Fried Erick di Fritz - ebreo tedesco
  8) Freund Maso Israel di Edoardo - ebreo tedesco
  9) Goldmann Oskar Israel di Samuele - ebreo tedesco
10) Goldstein Bertoldo di Israele - ebreo tedesco
11) Gollerstepper Maso di Israele - ebreo tedesco
12) Harth Heinrich di Fabiano - ebreo tedesco
13) Harnick Isacco di Haim - ebreo tedesco
14) Herzberg Siegbert di Louis - ebreo tedesco
15) Hochsstimm Kaus Walter di Rodolfo - ebreo tedesco
16) Klarfeld Giacomo fu Leo - ebreo tedesco
17) Klein Alessandro fu Giuseppe - ebreo tedesco
18) Lager Sigfrido fu Giuseppe - ebreo tedesco
19) Loew Riccardo di Joseph - ebreo tedesco
20) Loewenstein Fritz di Israel - ebreo tedesco
21) Segall Maximilian Israele di Saly - ebreo tedesco
22) Weinberg Arturo di Kermann - ebreo tedesco
23) Choczner Salomone fu Moises - ebreo apolide
24) Bettinger Salomone Mannes di Pinkas - ebreo apolide
25) Furst Arturo di Magnose - ebreo apolide
26) Gorlin Lazar di Elias - ebreo apolide
27) Grauer Samuel di Marco - ebreo apolide
28) Grun Marco di Israel - ebreo apolide
29) Heber Isacco di Giacobbe - ebreo apolide
30) Hassaid Giuseppe di Behor - ebreo apolide
31) Hellmann Ralfh di Giacomo - ebreo apolide
32) Hochberger Woicech Bela di Simeone - ebreo apolide
33) Karp Mayer di Giuseppe - ebreo apolide
34) Kuznitzri Bertoldo di Manfredo - ebreo apolide
35) Lipmanovicz Samuele di Efraim - ebreo apolide
36) Marder Marco di Giuseppe - ebreo apolide
37) Nagler Salo fu Giacomo - ebreo apolide
38) Pitzela Hermann di Masc - ebreo apolide
39) Rothemberg Mandel di Salomone - ebreo apolide
40) Widder Abramo di Giovanni - ebreo apolide
41) Zylbergerg Jaukiel - ebreo apolide
42) Berl Silvio di Aronne - ebreo polacco
43) Krebs Benedetto di Ignazio - ebreo polacco
44) Wiesenfeld Abramo Isacco fu Nathan - ebreo polacco
45) Wittmann Sigismondo di Enrico - ebro polacco
46) Balint Dionisio di Giuseppe - ebreo ungherese
47) Freilich Emilio di Isidoro - ebreo ungherese
48) Grunhut Marcello Moritz di Emanuele - ebreo slovacco
49) Grunfut Rodolfo di Marcello Moritz - ebreo slovacco
50) Goldemberg Salomone di Israele - ebreo rumeno

ACS, Ministero dell’Interno, Direzione Generale di P.S., AA.GG.RR., cat. Massime M/4, B. 118

Guarda la foto degli internati a Casoli

Mappa dei maggiori campi di concentramento e di sterminio nazisti»»

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Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2011 con il collegamento a questo nuovo articolo

Area commenti di FaceBook
 n. 1 
Non sapevo nulla dell'esistenza di questo campo di internamento a Casoli, ne ho sentito parlare da poco in TV al Tg3 (una classe V dell'I.T.C. di Casoli ha fatto uno studio sui due campi del paese vincendo anche un premio) e adesso leggo qualcosa anche in queste pagine. Sarebbe interessante conoscere di più su questa storia ed in particolare vorrei sapere dov'era l'ex Scuola comunale di cui si parla. Grazie e complimenti per questa rubrica sempre più ricca di notizie interesanti.
Inserito da  maurizio  il 02/02/2004 alle ore 10:10:17
 n. 2 
L'ex Scuola era situata in uno dei locali dell'edificio oggi chiamato "ex Municipio", perché in passato ha ospitato anche gli uffici comunali al piano superiore, all'ambiente principale di circa 120 mq che ospitava i 30 internati, si accedeva da una scala collocata all'ingresso del piano inferiore in cui c'era anche il locale bagno, i due locali citati (ingresso e stanza internati) erano entrambi dei seminterrati e solo al piano superiore c'erano tre finestre. L'ex Scuola, prima dell'utilizzo del Palazzo Scolastico (inaugurato nel 1934), ospitava solo una delle classi, poiché, le altre erano sparse in altri locali di edifici privati e non erano idonei ad ospitare i 30 internati.
Della ricerca effettuata dall'ITC di Casoli e del relativo premio, ne ho sentito parlare solo qualche giorno fa anche io, ma ieri, grazie all'articolo a firma di A. Masciantonio pubblicato sul quotidiano "Il Tempo" nella pagina culturale ho potuto sapere qualcosa di più, ed ho letto anche che il Sindaco, riconoscendo l'importanza del lavoro svolto dai ragazzi, si impegna a farne una pubblicazione, arricchita da un'ampia documentazione in possesso del Comune circa il campo di internamento istituito a Casoli il 14 giugno 1940.
Tuttavia, se fino ad oggi non se n'è parlato molto, è anche dovuto al fatto che a Casoli, la cosa non è stata vissuta dagli internati in maniera molto dura, questo grazie al podestà M. Ricci, che non fu affatto rigido nei loro confronti. Secondo la testimonianza di alcune persone anziane infatti, gli internati, erano liberi di frequentare anche le trattorie locali ed uno di essi addirittura, esercitava la professione di medico in paese ed era elogiato non solo dalla popolazione ma anche dallo stesso podestà.
Inserito da  maria carmela  il 02/02/2004 alle ore 19:32:01
 n. 3 
Il lavoro è stato effettuato dalla mia classe: la V A dell' I.T.C... Il sindaco si è impegnato davanti a noi a realizzare questo progetto di ampliamento del nostro lavoro ma tutto ciò, avverrà davvero? Ci sarà scritto il nostro nome? D'altronde è stata la nostra ricerca a mobilitare nuove ricerche sul campo.. Spero sia così altrimenti il nostro merito riconosciuto a livello nazionale, risulterà vano..
Inserito da  Studente I.T.C. di Casoli  il 21/02/2004 alle ore 17:39:58
 n. 4 
La pubblicazione con l'ampliamento del lavoro dei ragazzi della V A dell'I.T.C. di Casoli si è poi concretizzata?
Inserito da  maria carmela  il 26/01/2006 alle ore 08:27:23
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Nota (ndr): per quanto attiene il ritratto di minori, la pubblicazione nei termini e modi indicati nel precedente Art. 97, è vietata solo per i minori coinvolti in vicende giudiziarie (art.13 D.P.R. 22/09/88 n.448 ed art.50 D.L. 30/06/03 n.196, che estende il divieto anche ai casi di coinvolgimento a qualunque titolo del minore in procedimenti giudiziari in materie diverse da quella penale).

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